La tecnologia degli strumenti sembra mutare ogni istante, creando una corsa con cui è difficile convivere, perché frenetica e compulsiva, e spesso sempre più svuotata di un vero valore, se non quello di una realtà che tende più al contenitore che non al contenuto, più alla forma che non alla sostanza. Al tempo stesso, la tecnologia sembra rimanere immutata per lunghi periodi: dopo la grande era dell’introduzione del digitale (a metà degli anni ’90), tutto è sembrato un lento camminare, e nulla più. Migliorie, semplificazioni, automatismi ma non più rivoluzione. Ci siamo “trascinati” per anni, combattuti dalla corsa e dalla ricerca di stabilità, abbiamo dovuto pensare ai tempi per “ammortizzare” i beni patrimoniali. Il mercato amatoriale correva e corre, quello professionale camminava, e ogni tanto (spesso) si è seduto sulla panchina, complice un mercato sempre meno vivace e sempre più combattuto.
Poi c’è l’analisi del mercato, che richiede molte più immagini dozzinali, senza personalità e senza valore, sempre più vicine alla qualità che si può ottenere semplicemente con qualche automatismo e sempre con meno intelletto e cultura. Il ruolo del professionista è quindi quello di trovare (individuare, ricercare, perseguire) nicchie che possono comprendere ed esigere una qualità più elevata, ma spesso queste cellule di “paradiso” sono poche o ben nascoste, e bisogna trovare una strategia che inglobi la fotografa all’interno di contenitori che possano rafforzarne globalmente il valore. In questo spazio di discussione spessissimo parliamo di questi contenitori, che possono essere un biglietto da visita, un grimaldello per aprire molte porte che sono chiuse, una lista di voci aggiuntive che possono creare un fatturato più significativo.
In tutto questo panorama, ci sono evoluzioni che rischiano di passare inosservate, e che invece rendono visibili tendenze fino a quel momento solo latenti; in questo dialogo lacerato e interrotto tra utenti professionisti e aziende, si perdono e non si incontrano. Ancora una volta, ci siamo noi che proviamo a stimolare la curiosità, a mettere l’accento, a creare il dialogo e la discussione. Lo facciamo oggi aggregando tre innovazioni recenti (tutte presentate nell’ultimo mese) che sono così diverse tra di loro che sembrano addirittura abbinamenti eretici, e che invece proprio per la loro diversità possono, tutte insieme, aiutare a delineare un quadro preciso. Lo facciamo solo accennando al prodotto e alla tecnologia, perché in questo caso non è un trattato di tecnologia, ma di visione.
Tre mondi e tre modi di intendere l’innovazione. Non rivoluzione, ma nuove visioni che confermano, come si diceva, le tendenze: video/cinema, produzione di immagini interattive e multimediali per pubblicazioni digitali, produzione di fotografia che trova il suo valore nella spontaneità, nella velocità, nell’essere “dentro la notizia” o “l’emozione”. Tre modi di essere professionisti, diversi e uguali al tempo stesso. Ce ne sono tanti altri, ma questi tre, tutti insieme, ci sono davvero utili per fermarci e farci capire che il mercato è tutt’altro che fermo, tutt’altro che ingessato. Vuole correre ed è disposto a trovare modalità di business e di creatività ricche di potenzialità.