Il lavoro e i mercati nell’Era dell’AI
La rivoluzione scatenata dall’intelligenza artificiale generativa sta sconvolgendo tutto, ma in particolare certi comparti, alcuni business e molte professioni. C’è una questione che non può essere tralasciata, ovvero la differenza tra il futuro delle aziende e quello delle persone: le aziende hanno il dovere (e l’opportunità) di evolvere i propri processi produttivi usando le tecnologie più all’avanguardia, e l’AI è al primo posto in questo contesto; le persone spesso rischiano di essere invece travolte, loro malgrado, in ondate di licenziamenti, di sostituzioni, di pre-pensionamenti.
La difesa di chi sta credendo e promuovendo l’AI è che se da un lato può allontanare dal mondo del lavoro molte persone, saranno molte di più quelle che, invece, grazie a questa rivoluzione, troveranno nuovi impieghi, miglioreranno la propria condizione professionale, potranno crescere. Altri, ancora più ottimisti, dicono che in realtà l’AI non fa perdere “posti di lavoro”, ma assume (scusate il gioco di parole), grazie alla sua innovazione, il ruolo di gestire dei “compiti”, automatizzandoli, ma questo sembra falso quanto il “politichese”… perché c’è una grande percentuale di lavori che, di fatto, svolge tramite i propri addetti, proprio il ruolo di “eseguire dei compiti”. Abbiamo letto e vi riportiamo una frase, che chiarisce meglio questo concetto:
L’intelligenza artificiale non può sostituire gli esseri umani 1 contro 1. Il trucco sta nella premessa; che le attività automatizzate dall’IA sono quelle che non vogliamo fare. Il capitalismo costringe le aziende a perseguire un obiettivo sopra tutti gli altri – fare soldi – e, di conseguenza, la noiosità dei compiti è ortogonale agli obiettivi dell’automazione. Ciò che conta è come risparmiare più denaro: le attività che si adattano qui e possono essere automatizzate sono quelle che lo faranno. [fonte]
Andando su una analisi ancora più profonda, è interessante l’opinione del famoso ed apprezzato saggista e storico israeliano Yuval Noah Harari, particolarmente apprezzato per affrontare, guardando dal passato al futuro, le tematiche della rivoluzione cognitiva, nel suo libro Sapiens e poi nei due successivi: 21 lezioni per il XXI secolo e Homo Deus. Breve storia del futuro. In una intervista esclusiva. Sul giornale francese LePoint, lo scrittore discute con il capo della ricerca di Meta, Yann LeCun, di intelligenza artificiale, cercando di capire se si tratta di un pericolo per la democrazia o di una nuova era dell’illuminismo (bella domanda, vero?). In questo dialogo, Harari dice molte cose interessanti, ma ne abbiamo “catturate” un paio:
I vecchi posti di lavoro scompariranno e verranno creati nuovi posti di lavoro. Ma sono preoccupato per il processo di transizione. Nella storia, le transizioni sono pericolose. Anche se a lungo termine, ci saranno abbastanza posti di lavoro per tutti, nei periodi di transizione, molte persone potrebbero soffrire molto nel frattempo.
E poi, aggiunge:
L’IA è diversa, perché può distruggere la necessità di manodopera a basso costo, che è stata la principale risorsa economica di molti paesi in via di sviluppo.
A fronte di questi pensieri, crediamo serva una coscienza sulla quale riflettere, nella pratica, nel concreto, e non certo provare a fermare l’evoluzione inevitabile di questa rivoluzione, perché non è ovviamente contenibile, ma anche perché è una delle rivoluzioni che permetteranno all’umanità di fare un sostanziale passo in avanti (se, all’epoca dell’invenzione del fuoco si fosse bloccato il suo processo di adozione per il solo fatto che il fuoco rischia di bruciarci, dove saremmo?). Crediamo che non si possa commettere l’errore di proporci come allo stadio, tifando per una squadra o per l’altra: vediamo molte persone che sentenziano quasi con gioia la fine di alcune professioni o ruoli, come se dietro questo non ci fossero persone, che non per il solo fatto di essere meno “portate all’innovazione” debbano necessariamente soccombere. Perché spesso non è colpa delle persone, magari è del luogo/Paese dove vivono, che ha per esempio come sua unica fonte di reddito la manodopera a basso costo per eseguire processi che oggi l’intelligenza artificiale potrebbe e potrà sostituire. Le aziende faranno soldi, ridurranno costi, elimineranno mano d’opera, ci saranno vincitori (tanti o pochi, lo si vedrà), e ci saranno perdenti, come diceva Harari, in particolare nel periodo di transizione.
Le transizioni sono difficili da gestire: chi ha l’opportunità di farle velocemente non necessariamente è più intelligente o capace, forse è solo che… ne ha la possibilità. Molti capiranno questa esigenza, ma non avranno la possibilità, gli strumenti, il tempo per reagire e verranno fagocitati dal fango. Il nostro ruolo, se ne abbiamo uno come rivista, e come formatori, come docenti, come consulenti, è quello di provare ad intuire le strade per rendere più possibile questa transizione, perdendo il minor numero di pezzi, e cercando di individuare percorsi di transizione utili, nel nostro campo, nel nostro mondo, nella nostra economia.
Qual è il comparto che più sta subendo il decollare del mondo delle immagini generate dall’AI? Non crediamo che saranno i produttori di contenuti freschi e nuovi, quelli che devono lavorare a diretto contatto con le aziende per parlare e far parlare i loro prodotti, e ancor meno i fotografi e i creativi che si occupano del “reale”, come abbiamo ribadito in altri articoli di questo stesso numero.
Chi oggi, di sicuro (ma non abbiamo dati, sono troppo prematuri), sta già subendo un pesante attacco sono le agenzie di immagini stock, non quelle che si occupano di cronaca, ma quelle che rientrano in quell’immenso bacino di immagini “pronte all’uso“, con servizi di abbonamento che con poche decine di euro al mese offrono l’accesso e il download di diverse immagini. Pensiamo a realtà come iStock e Shutterstock, oppure Alamy, l’ex Fotolia diventata ormai AdobeStock da diverso tempo, oppure i grandi come GettyImages, per non parlare di quelle piccole ma preziose agenzie come Death to Stock, oppure Stocksy. Come si stanno muovendo queste agenzie per proporsi come punto di riferimento in un mondo che, in pochi mesi, è cambiato e sta cambiando ancor di più?
Agenzie Stock e AI: come reagire?
1) Vendere immagini AI (generate esternamente dalla piattaforma)
È facile pensare che da una parte la perdita di vendita di immagini “vere” (fotografie, illustrazioni, ma anche video) potrà in parte essere sostituita dalla vendita di immagini generate con AI, ma forse questo percorso appare sin dall’inizio tortuoso e privo di grandi applicabilità. Perché comprarle “all’interno” di una agenzia stock quando gli utenti potrebbero generarle in modo autonomo? Direte (e avreste ragione, lo possiamo confermare): per generare immagini AI di altissima qualità serve competenza, non basta lo strumento di generazione, così come non basta certo una buona fotocamera per poter realizzare belle fotografie. Ci saranno quindi autori che realizzeranno eccezionali immagini con l’AI che potranno essere vendute dalle piattaforme di stock, ne siamo convinti, specialmente se queste agenzie avranno una visione nitida di tutti gli aspetti formali, legali, commerciali e di visione (per esempio AdobeStock prima ha proibito ai contributors di caricare immagini generate con AI, per poi cambiare totalmente approccio, mentre altri sono ancora sulla posizione di rigidità nei confronti dell’accettare questi contenuti).
Il vero problema, però, è il metodo di ricerca che attualmente viene adottato dalle agenzie stock, che appare oggi quantomeno poco efficiente e ormai lento: infatti, con una ricerca più semplice (un prompt) dal linguaggio più naturale ed umano rispetto ad un’interrogazione di un database, è possibile ottenere immagini che non solo sono alla pari (se non superiori) a quelle che si possono trovare nella maggioranza delle agenzie stock di livello medio (non parliamo degli archivi di altissima qualità e quelli che si occupano di contenuti live o comunque giornalistici, di cui parleremo dopo), ma che sono decisamente più economiche rispetto al migliore abbonamento ad una agenzia stock (e in tanti casi, anche gratuite, ci sono un sacco di piattaforme che offrono crediti gratuiti per generare immagini AI, anche di buona qualità, per esempio Leonardo.ai).
In più, se le agenzie stock proporranno archivi di immagini “già generate“, e quindi analoghe nella loro offerta a quelle “tradizionali”, si incorrerà in problemi di “limiti di disponibilità”, perché l’offerta sarà circoscritta alla reale (e anche prevista) priorità verso quei soggetti più “vendibili”, e saranno anche caratterizzate, nella pratica, da un frequente download multiplo delle stesse immagini, che porterà ad un uso massificato e ad un valore sempre inferiore. Al contrario, quelle create con l’AI sulle piattaforme di generazione saranno sempre uniche, esclusive, e potranno anche essere molto “specifiche”, cosa che non è possibile ottenere facilmente da un pur grande archivio di immagini stock.
Vi facciamo un paio di esempi che abbiamo testato: per un progetto avevamo bisogno di una immagine per questo contenuto
Lasagna Radicchio e Gorgonzola: Un'interessante e gustosa variante della classica lasagna, in cui radicchio e gorgonzola danno un sapore unico e deciso al piatto.
Facendo una ricerca sui vari siti di immagini stock, quelli che vi abbiamo citato, abbiamo ottenuto migliaia di immagini di lasagne alla bolognese (o qualsiasi altra terribile derivazione inventata dagli chef americani), ma nessuna che potesse descrivere esattamente questo piatto, dagli ingredienti particolari, ma reali. Passando su Midjourney, invece, abbiamo ottenuto decine di versioni di lasagne al radicchio e gorgonzola, in pochi minuti e con le varianti che volevamo.
In pratica, pensiamo che le agenzie stock potranno solo in parte avere un ruolo importante e vincente nella vendita di immagini generate con l’AI, se continueranno ad usare la stessa struttura tecnologica, lo stesso approccio alla ricerca e proporranno immagini “pre-cotte“. Crediamo, al contrario, che potranno nascere agenzie che invece che proporre “stock” si occuperanno di generare immagini quanto più affini e perfette per ciascun uso e richiesta del cliente, uscendo dal binario del “tutto pronto” e specialmente del “tutto a basso costo“, per seguire percorsi di maggiore qualità e flessibilità. Se oggi serve ancora una fotografia “vera” di una spiaggia tropicale e di ragazze in bikini, possiamo contare su milioni di immagini idonee a questa richiesta, e quindi il loro valore dovrà essere e sarà sempre più al ribasso, dal momento in cui un’immagine poco “specialistica” varrà sempre meno e per di più sulle immagini “semplici” anche le piattaforme AI meno potenti si possono comunque ottenere discreti risultati.
Vi facciamo un altro esempio che abbiamo testato, la ricerca era questa:
beautiful young African American woman, tattoos, close up portrait
Nel caso della ricerca stock, su varie piattaforme, abbiamo ottenuto da “zero” risposte, al massimo poche immagini, spesso immagini molto costose, da 175 a 475 euro con licenza Royalty Free, a seconda della dimensione, e comunque dalla qualità “visuale” non eccellente (non compreremmo mai un’immagine così, specialmente a quel costo). Con la stessa ricerca e lo stesso tempo, questo il risultato ottenuto su MidJourney – il prompt era più elaborato, ricco di sfumature, di riferimenti, di indicazioni (se no, la “macchina” non capisce a sufficienza e restituisce un’immagine più povera) – è quello che pubblichiamo qui sotto, per semplicità vi mettiamo solo alcuni dei risultati ottenuti, ma ne abbiamo realizzati e poi selezionati decine e decine, passando dal colore al bianco e nero, dal primissimo piano al piano americano, modificando la luce e le espressioni, facendo delle variazioni per raggiungere i migliori tatuaggi. Costo? Non paragonabile e non facilmente calcolabile, nel senso che non si può confrontare con il costo fisso di “utilizzo” di un’immagine stock: troppo facile sarebbe dire che è costata “solo pochi centesimi” perché si guarderebbe SOLO al costo di generazione delle immagini, ma in realtà per ottenere questo tipo di risultato serve l’esperienza, la competenza, la cultura visiva e la creatività perché l’immagine viene “creata” da chi la richiede (un cliente, lo stesso cliente che prima acquistava immagini pronte,) e non solo “scaricata”, come nel caso dell’agenzia Stock. Come vedete, cambia il modello d’uso, il modello di business, la tempistica di produzione, il concetto stesso di “archivio”.
La strada, ne siamo convinti, porta ad una massificazione ancora superiore dello stock, con abbassamento di costi per gli abbonamenti a basso valore qualitativo, e ad uno sviluppo di forte creatività e specializzazione in certe proposte ad alta qualità e costo, dove si posizioneranno anche le agenzie (o i professionisti singoli) che creeranno laboratori di produzione di immagini creative con AI, simili più a quelli che ancora oggi lavorano, ad altissimo livello, nella post produzione con Photoshop nel campo della pubblicità.
2) Vendere immagini AI (generate INTERNAMENTE alla piattaforma di stock)
Questa seconda strada è stata al momento seguita solo (o così ci risulta) da Shutterstock, che sta implementando (è ancora in beta ad invito, al momento di scrivere questo articolo, ne abbiamo fatto richiesta) un generatore di immagini AI internamente alla propria piattaforma (questa pagina). È una buona idea, ha diversi vantaggi che possiamo sintetizzare in questo modo:
– Per poter usare la piattaforma di generazione bisogna avere un piano di abbonamento, questo quindi può creare un mercato “cross” per Shutterstock sia di immagini generate con AI sia immagini foto e illustrazioni, dove le immagini AI non sono “in archivio” e quindi risentono di eventuali limiti, ma vengono generate in funzione delle esigenze del “momento”.
– Le immagini AI sono generate partendo dal dataset di Shutterstock, quindi è risaputo quale sia la provenienza delle immagini e, di conseguenza, è possibile per chi ha caricato le immagini su questa piattaforma (fotografi e non solo) avere un riconoscimento economico sulla generazione delle immagini derivate dal proprio lavoro. Lo stesso sta facendo Adobe con AdobeStock che è il dataset del generatore di immagini AI Firefly, e che sta spingendo questo lato di “dataset di immagini non rubate”.
– Per la “ricerca”, ovvero per la generazione di immagini AI, si usa l’approccio del prompt, che quindi avvicina i due mondi.
È, come detto, interessante, vedremo il suo sviluppo, ma i problemi che percepiamo sono tre:
1) Le immagini generate da un dataset tipico da agenzia stock, che riprenderà sia lo stile che, ahinoi, anche gli stereotipi che popolano queste piattaforme (i medici sono uomini e anziani, gli “infermieri” sono donne carine, la bellezza è standard, il colore della pelle cambia, in percentuale, in funzione del tipo di lavoro rappresentato nell’immagine, eccetera), riproporranno tutti questi stereotipi. Invece che fare un passo in avanti, dal punto di vista visuale e creativo, si rischia di rimanere ancorati al passato.
2) La qualità (al momento) degli esempi mostrati di generazione dell’immagine è bassa, o quantomeno non alta quanto i migliori sistemi di generazione dell’immagine con AI, quindi il rischio è di avere un sistema di basso livello.
3) L’etica e il business reale: Il concetto di “riconoscere” soldi agli autori delle immagini del dataset è più teorico che pratico… Intervistato in tal senso, de Guzmán, Director of Product at Shutterstock ha detto:
“Ci aspettiamo di erogare le royalties ai contributori secondo un programma prestabilito”. “Le prime royalties sono state distribuite a dicembre. Ci aspettiamo che questo continui con una cadenza regolare”.
Ma non è dato sapere, al momento, le cifre, le percentuali: ci aspettiamo siano bassissime, lo si vedrà. Lo stesso vale per Adobe che ha seguito, sta seguendo, ha anticipato (non sappiamo chi sia partito prima, al di là degli annunci e delle disponibilità sul mercato: di fatto Shutterstock sembra avanti, Adobe “si sente di più” dal punto di vista della potenza e del marketing).
Per competere, queste soluzioni devono dimostrare di avere una qualità almeno simile alle migliori piattaforme di generazione delle immagini AI. Immaginiamo che Shutterstock usi come modello di linguaggio di grandi dimensioni (LLM) quello open source di Stable Diffusion, analogo a quello di quasi tutte le altre piattaforme (ad esclusione di Midjourney, tra le principali), ma come detto il problema è proprio il dataset, che rischia di penalizzare. Se volete approfondire qualcosa sulle innovazioni in casa Shutterstock, qui un po’ di link:
https://www.shutterstock.com/blog/is-ai-art-stolen https://www.shutterstock.com/it/ai-image-generator https://www.youtube.com/watch?v=Z6aX9vaVJAQ https://www.shutterstock.com/blog/is-ai-art-stolen
3) integrazione AI nella ricerca.
La terza opzione, al momento ci sembra essere stata sviluppata solo da AP (Associated Press) che ha integrato la tecnologia AI all’interno del suo motore di ricerca, e questo rende davvero molto più efficiente il risultato, perché permette quel linguaggio molto più naturale che è diventato ormai – causa o grazie a ChatGPT e prima come tentativo maldestro con i comandi vocali stile Alexa e Siri – il modo più facile per interfacciarsi con una macchina e un computer. Funziona bene, l’esempio fatto sulle altre piattaforme sulla ragazza tatuata
beautiful young African American woman, tattoos, close up portrait
ha fornito un risultato nettamente più efficace usando l’AI, mentre ha dato risultato zero usando la ricerca standard. È un modo più moderno di pensare alla ricerca, che pensiamo dovrà essere applicato da tutti, per provare a combattere l’AI (generativo)… usando l’AI (procedurale). Rimane ovviamente l’argomento costi, che per l’immagine che abbiamo trovato, premesso che abbiamo dovuto usare una VPN per “fingere” di essere negli USA perché dall’Italia non potevamo avere accesso anche solo al costo, il costo era compreso tra 35 dollari (versione digitale) a 495 dollari per quella “corporate”.
In conclusione
Per trovare uno spazio nel futuro, le agenzie stock dovranno, a nostro vedere, puntare sull’integrazione dell’AI dal punto di vista strutturale, lavorare su un approccio meno da “archivio congelato” e più da “laboratorio creativo” lavorando alla creazione di contenuti visuali, con e senza AI, ma comunque sviluppati ad hoc, con un approccio più simile ad una casa di produzione che non ad un archivio per puntare su fasce di mercato più elevate e redditizie. La produzione massiva di immagini che l’AI sta alimentando a livello esponenziale e che riduce a zero gli investimenti di viaggi, di location, di modelle/i, di props e di attrezzature di produzione, porterà ad un indebolimento del prodotto “immagine” (qualsiasi sia il metodo di realizzazione) se non supportato da originalità, altissimo livello di creatività, innovazione e flessibilità. Immaginiamo strutture di creazione di immagini dall’approccio “problem solving” per ogni specifica ed esclusiva richiesta del mercato e dei clienti, e in questo la competizione si sposta dalla “quantità” dell’offerta di un archivio, alla creatività pura, consentendo quindi anche ai piccoli, ma talentuosi, di trovare più facilmente crediamo spazi per proporsi ad alto livello.
Al momento, invece, sembra che da parte di queste realtà ci sia più un desiderio di attaccare che non un tentativo di dare risposte concrete al mercato e di riposizionare il proprio ruolo, secondo noi un approccio poco redditizio, perché siamo sicuri che l’onda dell’AI non si vincerà se non si accetterà una convivenza, che giudichiamo inevitabile. Le agenzie stock stanno cercando in questo periodo di generare preoccupazione segnalando alle aziende ed alle agenzie di non usare le immagini AI per non incorrere in possibili problemi legali futuri (Adobe e Shuttestock hanno lanciato questi messaggi e hanno garantito che copriranno le spese legali eventuali qualora si usassero le loro piattaforme di generazione AI… un posizionamento che non appare né molto trasparente e nemmeno credibile, visto che nemmeno ci sono i presupposti, al momento, non solo per azioni legali, ma addirittura per definire un possibile concorso di colpa dell’AI nei confronti del copyright degli autori, ci sono altri articoli di questo numero che trattano il tema con maggiore dettaglio).
Vedremo quali saranno le reazioni, quali saranno gli sviluppi 😉
Immagini realizzate a luglio 2023 con Midjourney V5.2
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